Page:Teatro - Achille Torelli.djvu/40

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__ che. ne sarà di me? < -he ne sarà di me? — gemeva la fliovniif <ra u" singhiozzo e l’altro.

K smaniava come una pazza; c prese perfino a strapparsi

1 cape fate? Siete pazza davvero! — gridò lui correndole dietro e tenendola, poi, forma pei polsi. Ma lei si divincolò mettendo addirittura un ululato e gli si accostò poi, con le pugna chiuse Iiii sotto il mento, a dirgli:

’ ’ — Ma iion capite che lui passando tenente diventa signore e che io resto una poverella?

— Lo capisco, ma che volete farci?

— Oh, mamma mia!

E ficcò le unghie nelle carni delle braccia, e giunse a graffiarsele in modo che parvero striale di sangue.

A questa vista la paura di Gennarino si converse in terrore. Se lo Zio Prete fosse capitato!

— Quando avrà le spalline d’argento si metterà con una signora — seguitò lei con gli occhi vitrei come fissando in questo pensiero lo sguardo, e si lasciò cader le braccia lungo il corpo:

— Ed io? io come faccio a passar signora?

— Ma — osservò gravemente Gennarino:: — con un poco di buona volontà, quando vi son denari... Io, per esempio» faccio lezione di calligrafia a Nannina: Nannina la figlia d’Assunta che conduceva ì’asina, di porta in porta, a dare il latte per gli ammalati.... Non conoscete altro!... Nannina con cui siete stata a scuola e che poi si mise a fare la modista; ed ora ha sposata il capitano di Donato... Di modo che ora fa la signora... Ha principiato a farla male; ma finirà col farla bene: si sa... La dote militare gliePha messa insieme il capitano... E lei Na«iiina ha preso a mezzo servizio mia matrigna, che le fa la spesa, rigoverna, spazza, e poi se ne va a casa... E io, come si dice, faccio un viaggio e due servizii perché insegnandole calligrafia mi tengo amico anche il capitano.... Sono in congedo illimitato; ma con gli Abissini, a cui prodono le corna, posso essere richiamato da un momento all’altro... Non si sa mai. .. avere da parte qualche santo è sempre bene...

Continuava così per suo conto, e s’ascoltava lui solo perché la ragazza, dopo essere restata un pezzo come una statua, aguzzava la mente indagando tutti i casi prosperi o contrarii che potevano seguire. E come, a volte, qualche cece o lenticchia venendo a galla mostra quel che bolle nella pentola, così qual’ che parola isolata o smozzicata, uscendole dal labbro rivelava quel che le fermentava iiell’animo. Sicché seguii il seguente dialogo tra lei, che parlava avendo l’aria d’un’insensata. e lui che s’ingegnava d’intenderla:

— Per la dote...

— La militare?...

— Fosse qui tutto...