Page:Teatro - Achille Torelli.djvu/31

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ne. le quali confermavano che di cattive ne doveva aver coni" messe parecchie. Cosi si spiegava perchè avesse soccorso quel pittore disgraziato e valente, il quale in quel ridotto aveva rappresentato un pergolato ricco di pampini e d’uva che sembrava da cogliersi, tanto era vera.

E di là passarono nella sala da pranzo, dove erano ritratte scene campestri, conviti, ed altri sollazzi: tutta roba da poter figurare in una mostra.

La tavola da mangiare serviva quotidianamente a quattro persone: allo Zio Prete, a sua nipote, a Portogallino e a Teresnia; ma poteva allungarsi per via di pezzi, ed allungata, quel giorno, era sufficiente per dieci persone invitate a solennizzare il giorno onomastico della Filomena.

Sulla credenza si vedevano approntate pel desinare torri di piatti, scodelle e tondini e chicchere, ampolliera, caffettiera, zuccheriera, bocce, bicchieri, bicchierini... Appariva evidente che lo Zio Prete ci teneva alla stanza da pranzo, e particolarmente al desinare di quel giorno in onore della nipote.

La cucina accanto alla stanza da pranzo, era la più bella della casa.

Per lo Zio Prete, in primo luogo la Chiesa! con la Chiesa lui non ischerzava; ina, dopo la Chiesa, la cucina! Il focolare era così fornito di buche di fornelli, che vi si pote’va cuocere il pranzo d’un re con la sua corte. Due alari di ferro terminanti in figure di diavoli; un gran girarrosto da arrostirvi mezzo manzo, e spiedi da pollanche, da tacchinotti, da uccelli, da uccellini... E tutta una parete tappezzata di rame; cazzeruole, tiglie, tiglioni, bastardelle, stufaruole, caldarotti, paioline’ E dall’altro lato, la rastrelliera per le stoviglie, pentole, tegami, tegami’ ni.... E mestole bucate da lasagne, e frullini da cioccolatta e da uova.... Insomnia nel rione quando si voleva vantare una nuova sposa, fornita d’ogni ben di Dio, si diceva: E’ come la cucina dello Zio Prete!

In quel paradiso di cucina entrarono Portogallino, Filomena e Tcresina, il primo dirigendosi ai fornelli a ravvivarvi il fuoco, e le altre al forno, per osservare le vivande che vi si crostavano.

Intanto Ciccillo e Balticola disponevano i posti nella sala da pranzo, e le cartelle della tombola sulla tavola.

Ma donna Francesca ancora nell’orto loquace come una carrucola, s’era messa con Gennarino in quel discorso da non finire; e lo tratteneva per la manica, e lo costringeva a voltarsi di faccia a lei, e a fermarsi.

Sic< bè le ragazze erano già in cucina, quando lei col giovane indugiava ancora nell’orto, presso la capannello di verzura^ dove era la tavola, con le panchine di ferro fuso.

E andando a passo di formica, lui sempre tentando di avanzare e lei sempre standogli ai panni, giunsero alla vuschettina