Page:Teatro - Achille Torelli.djvu/22

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Intanto la Filomena interrompeva il canto, perchè lc si er allentato il nodo dei capelli; c mentre lei se li riaggrupava, (jjc’ cillo e Batticola sospendevano l’accompagnamento. Non per^ Teresa na cessava dal tener gli occhi in Gennarino; e, per questo a lui, timido e fastidito, pareva di aver addosso gli occhi di tutti’

— Badate! — egli disse, con iiii ili di voce e con la mano sulla bocca, facendo le viste di lisciarsi i pochi baffi che aveva’ — Badate che lì quel malandrino di Ciccilio, vostro cugino,

ge di accordare la chitarra, e invece fa la gatta di Masino.’

In quel punto- la Filomena, rannodatisi i capelli, usciva a dire che di quella canzone malinconica, ne aveva abbastanza. E lo Zio Prete, tondo e rubicondo, le fece subito eco, dichiarando di aver per la malinconia la stessa avversione che il Diavolo per l’ecqua santa.

— Ora canto la canzone dei bersaglieri — concluse con vezzo tutto suo la Filomena; e fissò espressivamente, quasi sfacciatamente, lo sguardo nello sguardo di Donato; nè aspettò Pac compagnamento degli strumenti, e intuonò a piena voce, coi tutta l’anima: Voglio bene ’e bersaglieri...

Teresina diè subito del gomito nel fianco di Gennarino, uni e due volte, sussurrandogli: — Anch’io! anch’io!

— Bersagliere sono ancora e me ne vanto! — esclamò lui al zando in aria il cappello a cencio. E avvicinatosi a Donato, eh di solito se ne stava con gli occhi imbambolati, ed ora li avev addirittura stralunati — Dove hai la testa? — gli disse: — L senti. Filomena, che vuol bene ai bersaglieri?

Mi pareva che le carni di Gennarino fossero destinate a po tare le lividure dei pizzicotti di tutti, perchè anche Donato giù ne dette uno, che gli fece veder le stelle.

In quel mentre, tra la prima e la seconda strofa della cai zone, donna Francesca dava la stura all’ammirazione ed al commozione dell’anima con ogni specie di gesti e parole:

— Ah! Oh! Uh! Che bella cosa! Come canta!... Che coi dolce! — E soggiunse sommessamente, tanto da essere udì dal solo Gennarino: — Peccato che strilli: io me ne intend perchè mio padre era corista al teatro San Carlo.

— Non pare — s’attentò <ji dire Gennarino. — Dov’è cl strilla?

— Che siete forse maestro di cappella, voi?

— Son suggeritore... c anch’io canto.

— Come un bove che va al macello — interruppe Ciccill che non mostrava troppa tenerezza pel povero suggeritore, a zi pareva l’avesse addirittura sulle corna.

— Canti, canti Gennarino! — disse lo Zio Prete.

— Vogliamo sentir Gennarino! avanti Ge,nnarino!

— Sarà un bel divertimento! — osservò Batticola.

— Sì, si! — soggiunsero tutti, meno Donato, che aveva capo a tutt’altro.

— Scherzate? — tentò di dir Gennarino schermendosi.