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Camorrista per forza

Nell’orto attiguo alla casetta di Don Tito, più noto ai popolani del rione col nome dello Zio Prete,, la bella sua nipote Filomena cantava la famosa: Fencsta che lucive... L’accompagnavano maestrevolmente Ciccillo con la chitarra, e Batticola col mandolino. In fondo, Donato, lutto attillato nella uniforme dei bersaglieri, s’addossava ad un fico; e, dall’altro lato, quel semplicione di Gennarino (clic di giorno faceva il galoppino ad un usciere, e di sera il suggeritore e il maestro di calligrafia), se ile stava con la sua faccia di fraticella compunto, Ira la sentimentale Teresina e la procace donna Francesca. Costei, carica di collane, di anelli, di ciondoli, come la statua della Madonna, nella chiesa dove era rettore lo Zio Prete, tintinnava dondolandosi, perchè andava in visibilio alla dolcissima canzone.

— Tenetemi! tenetemi! — esclamava, come invocando qualcuno che la tenesse in terra, perchè lei si sentiva come trasportala al settimo cielo.

— Volete che vi tenga? — domandò a braccia aperte l’ingenuo Gennarino, non intendendo il senso della frase detta dalla Francesca.

F Teresina, che con la sua aria di monachella allampanata, pareva non avesse forza d’ammazzare una mosca, strinse il braccio di Gennarino in modo da fargli cacciar un urlo, che, per fortuna, si confuse con un si acuto della Filomena, e, pertanto» non fu notato da nessuno.

— Volete tener le mani a posto con donna Francesca? — brontolò sordamente Teresina, digrignando i denti e mostrandoli. quasi volesse mordere il malcapitato.

— Chi la tocca? — uscì lui a dire; ma non terminò la frase, perchè un nuovo e più terribile pizzicotto della Teresina gli mozzò la parola.

— Ho capito — concluse lui — m’allontano da tutt’e due, v così la faccio finita. — E prese la mossa per allontanarsi.

— Addirittura volete farmi morire?! — soggiunse con voce più sommessa la fanciulla; e gli volse di sotto le lunghe ciglia nere, uno sguardo che avrebbe fatto sdilinquire un sasso.