Page:Teatro - Achille Torelli.djvu/15

From Wikisource
Jump to navigation Jump to search
This page has not been proofread.
— 3 —

fore e Ini fore) mette in accordo i suoni, e cosi, di /nano in mano assetta il vernacolo, finche esso non giunge alla stabilità e alla compostezza delia Lingua.

Im fantasia dei napoletani mira particolarmente al colore c quella dei toscani al disegno della parlata; gli uni eccedono nelle tinte, gli altri sono impareggiabili nella precisone dei vocaboli corrispondenti alle idee.

Il Dialetto, dal più al meno, è come un’armatura in cui le assi, le spranghe, le traverse sono mal salde o mal chiodate; «/ contrario la Lingua è un congegno dove tutto sta a squadro e in rispondenza perfetta....

In conclusione, il Dialetto ciurla nel manico e la Lingua no. Questo è il dialetto parlato; ma quello scritto non deve ciurlarci Da noi si scrive, o per dir meglio si scriveva a quel tempo, il dialetto, raccogliendo ora l’uno ora l’altro suono di un medesimo vocabolo, e ciò contraddice all Art e. la quale c’è non per uscire dal dialetto ma per scegliere fra le varie• forme quella meno scorretta e più in rapporto con le altre affini. Insomnia, a mio vedere, bisogna scrivere il Dialetto, cogliendolo fella sua più alta evoluzione verso la Lingua.

Come i fiumi vanno al mare senza la scorta degli ingegneri, così i dialetti tendono a divenire Lingua, senza che i grammatici vi abbiano arte nè parte.

Il nostro popolano dice trafoche e trafore e noi non usciremo dal vernacolo, scrivendo traforo.

La forma non ha altro dovere che quello di comunicare il pensiero quanto più ^chiaramente, efficacemente e sollecitamente è possibile: rondeggiare delle forme ritarda la comunicazione delle idee. Una bella definizione del Bello è questa: il Bello è ciò che si capisce più facilmente.

Premesse queste idee, dirò che, nello scrivere la mia prima commedia napoletana, « ’0 buono marito fa ’a bona mogliera», non ero sicuro di me e volli interrogare il Di Giacomo, essendo io poco pratico della nuova ortografia dialettale introdotta dal Russo e da lui; ed essendo anche dubbioso di adoperare qualche espressione troppo italiana o arcaica, perchè la mia forma, (in quel tempo) s’al teneva a quella dei /io’ stri classici poeti dialettali; prova ne sia la mia «Canalone V Salumone votata a lengua nosta» e la mia scena: «Vaco a mo ri, tu campa!», scritte prima d"0 buono marito.

Per quale ragione io nascondeva che questa commedia er