Page:Teatro - Achille Torelli.djvu/141

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E lutti, intorno, meravigliali, ripetettero a coro: «Uh! tabernaria! ibernarla ! ». menare il solito ribombante e ripetuto « che 1 > dei sim_ >aiico dotto gentiluomo riempiva l’aria della sua contentezza.

Del resto, non c è che dire, la commedia è diventata tabernaria’ /argomento. Je passioni, j caratteri, nella loro esserla, sono Quelli lei Mariti; ma i personaggi, pur serbando i caratteri loro, sono traformati: e l’ambiente aristocratico è divenuto ambiente popolare. Seco tutto. E’ un mirabile spostamento sociale che dimostra come [ualmente la vita, nelle sue intimc vicissitudini, nelle sue evoluzioni istologiche c anche nelle s>ue quotidiane manifestazioni, sia sempre a stessa cosa. L’onesto, intemerato, affettuoso duca pensa, sente e fa iò che, relativamente al suo stato, pensa, sente e fa l’onesto e intemeato e affettuoso ricco chianchiere. Soltanto, invece degli arazzi e dei [uadri antichi c’è la stallina della madonna con innanzi la lampada ccesa; invece della tazza di thè c’è il bicchierino di rosolio; invece’ lei duello c’è la curtelìiaUi.

Da questo spostamento risulta la commedia tabernaria che iersera [ pubblico della Fenice, che era poi la fenice dei pubblici, per eie’ ai:za, per intelligenza, per coltura, applaudì con autentica frenesia; e la questo spostamento risulta, a parer mio (e se dico una sciocchezza’ ssa. grazie a Dio, è mia lo stesso), risulta, dunque, la prima commedia he può, nella storia del teatro napoletano, succedere, cronologicaunte, dopo una lunga e desolante pausa, al vecchio repertorio di Camlarano e Altavilla.

In che modo ha cooperato Salvatore di Giacomo al mirabile spotamento ?

In queU’opera d’arte completa che mi fece andare in visibilio iercra, la parte dovuta al forte ingegno di Salvatore di Giacomo si scorge

i prima vista. Io sono troppo amico di lui perchè non mi si possa ere’ lere un pochino appassionato. Cedo la parola ad Achille Torelli, della hui imparzialità nonostante la sua naturale cortesia verso la gioventù alorosa, nessuno oserà dubitare E Achille Torelli, nella lettera d’ier;era, indirizzata a di Giacomo, scriveva queste parole:

« Io, benché napoletano, non posseggo quella grazia dialettale di ‘ui avete dato prova nei vostri versi; e la mia forma si è giovata in ion pochi punti della vostra, anzi la vostra ha sostituita la mia con •vidente vantaggio ».

Sicché, in fendo in fondo, siamo d’accordo: sostituzione di forma

i; — sostituz’ionc di nome, no !

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