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no turco napolitano

Peppino — Poi il motivo è facilissimo, un paio di volte che lo facciamo subito ve l’imparate. A un altro poco mentre tutti quanti si prendono i gelati, noi andiamo in una stanza di questa, e lo concertiamo due tre volte... che ne dite? Io, se mi late questo piacere, senz’offesa, vi regalo 5 lire.
Felice — 5 lire?
Peppino — Sissignore.
Felice — Anticipate?
Peppino — Anticipate! tenete (gliele da).
Felice — (M’àggia mangià cinche lire de chisto!) Va bene, lasciatemi la carta.
Peppino — Eccola qua (da la carta) Grazie tante. Vedete, noi ce ne andiamo dentro quella stanza là (indica 2a a destra) cuiete, cuiete...
Felice — Va bene (vede uscire Lisetta). Signorina, che cos’è?
Lisetta — Niente, mi sono intesa girare un poco la testa.
Felice — Accomodatevi quà (Lisetta siede).
Peppino — Dunque, a rivederci fra poco?
Felice — A rivederci (Peppino via a sinistra) Ma adesso come vi sentite?
Lisetta — Me sento, meglio, grazie tanto. Ah! ma pecchè aggio da essere accussì disgraziata io! Sarria meglio si muresse!
Felice — E perchè volete morire, signorina, voi cosi giovane, così bella, e poi questa sera dovete stare allegramente, fra poco verrà il notaio, si firmerà il contratto.
Lisetta — Non me lo ricordate, per carità!...
Felice — Ma perchè, signorina? Confidatevi con me, forse lo sposo non vi piace?
Lisetta — Non mi piace! Non l’amo! e non l’amerò mai!
Felice — Possibile!
Lisetta — È antipatico, pesante, rustico quanto mai,, poi con certi modi...
Felice — Avete ragione, signorina, avete ragione, io non so come vostro padre l’ha potuto scegliere per vostro marito... Oh, che sbaglio, che sbaglio!... Ma vostro padre non sà voi chi siete, non ha saputo apprezzare la vostra bellezza, tiene una perla e non la conosce! Egli con questo matrimonio, non fa altro che prendere un grosso brillante e farlo ligare in ottone, prende una rosa di Maggio e la mette in bocca ad un cane!
Lisetta — (Che bello paragone!).