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atto secondo


SCENA VIII.


Peppino e detto, poi Lisetta

Peppino — (gentilmente) — Buonasera.
Felice — Felicenotte.
Peppino — Con quest’abito state proprio bene.
Felice — Sicuro, me pare no pupo!...
Peppino — Voi non potete credere che piacere abbiamo avuto tutti gl’impiegati che siete venuto voi, siete simpatico a tutti quanti.
Felice — Veramente? Vi che piacere teh.
Peppino — In me specialmente non troverete un amico, ma un fratello,un fratello affezionato.
Felice — Grazie tanto.
Peppino — Solamente, voleva chiedervi un gran favore.
Felice — Non me cercate denare, pecchè non tengo manco no soldo, m’hanno promesse 1000 lire, ma non aggio avuto niente ancora.
Peppino — Nonsignore, pe carità, che denaro... quanto siete curioso!...
Felice — Vi chi parla!...
Peppino — Dovete sapere che io ho composto un coro da cantarlo in occasione di questo sposarizio verso mezzanotte, l’una, sotto le finestre di questa casa. È tutto pronto, vi assicuro che è bello assai. Però ci stanno due rispostine per soprano, se no il coro perde d’effetto.. fino a questo momento non sono stato buono di trovare una voce di donna.
Felice — E che vulite da me?
Peppino — Fatemi voi questa gentilezza.
Felice — Frato mio, è impossibile, io non vi posso servire e che tengo la voce de soprano? io ho cantato sempre da baritono.
Peppino — Uh! Non dite sciocchezze (carezzandolo).
Felice — (Neh, ma chisto pecchè fa lo farenella!)
Peppino — Dite piuttosto che non mi volete fare questo favore —guardate, quelle so due piccole risposte (caccia la carta di musica) la prima volta «Oh, che piacer » e la 2a risposta «È una stella mattutina» questo è tutto.
Felice — Ma io non posso.
Peppino — Va bene, voi potete, non vi fate più pregare, fatemi questa gentilezza.
Felice — Vuie vedite in che guaio che aggio passato!