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A GIOVANNI VERGA

Illustre Amico,

chi meglio di Lei potrebbe, con la sensitiva genialità che La anima, comprendere il mio sconforto? Chi meglio di Lei può penetrare e compatire l’artista innamorato della propria arte, e per essa tormentato incessantemente da disillusioni ed amarezze infinite? L’artista giovane, in Italia, è confinato in un oblio che forma la sua segreta e inestinguibile pena, in un abbandono che piega il suo legittimo orgoglio, e offusca le sue idealità, e infrange le sue speranze. La borghesia imperante, e l’imperialismo letterario, ànno quasi un disdegno per chi, acceso da una febbre d’ideal bellezza, esprime nello sforzo della forma, il ritmo del suo pensiero e l’armonia del suo sogno. E però l’anima giovane, che si lancia, con le energie proterve, desiosa di luce, verso